Giovedì, 18 Agosto 2005 - Sant'Elena, imperatrice  

Le Fonti francescane biografiche
Considerazioni sulle Sante Stimmate
Introduzione
Prima considerazione sulle stimmate
Seconda considerazione
Terza considerazione
Quarta considerazione
Messere Ieronimo tocca le Stimmate
Giorno e anno della morte di san Francesco
Canonizzazione
Quinta e ultima considerazione
Francesco rivela a un frate le parole del Serafino
Francesco dopo la morte appare a frate Giovanni della Verna
Visione di un frate defunto, liberato per le stimmate
Un cavaliere ha la conferma della morte di Francesco
Papa Gregorio IX ottiene la certezza sulle Stimmate
DELLA QUINTA E ULTIMA CONSIDERAZIONE DELLE SACRE SANTE ISTIMATE DEL BEATO SANTO FRANCESCO.

DELLA QUINTA E ULTIMA CONSIDERAZIONE DELLE SACRE
SANTE ISTIMATE DEL BEATO SANTO FRANCESCO.


1952
La quinta e ultima considerazione si è di certe apparizioni e rivelazioni e miracoli, li quali Iddio fece e dimostrò dopo la morte di santo Francesco, a confermazione delle sacre sante istimate sue e a notificazione del dì e dell' ora che Cristo gliele diede.
E quanto a questo, è da pensare che negli anni Domini mille dugento ottantadue, a dì.... del mese d'ottobre frate Filippo Ministro di Toscana, per comandamento di frate Bonagrazia generale Ministro, richiese per santa obbidienza frate Matteo da Castiglione Aretino, uomo di grande divozione e santità, che gli dicesse quello che sapea del dì e dell'ora nella quale le sacre sante istimate furono da Cristo impresse nel corpo di santo Francesco, imperò che sentia ch' egli di ciò ne avea avuta rivelazione. Il quale frate Matteo, costretto dalla santa obbidienza, gli rispuose così:
«Istando io di famiglia alla Vernia, questo anno passato, del mese di maggio, io mi puosi uno dì in orazione nella cella ch'è nel luogo si crede che fu quella apparizione serafica. E nella mia orazione io pregai Iddio divotissimamente che gli piacesse di rivelare a qualche persona il dì e l'ora e 'l luogo, nel quale le sacre sante istimate furono impresse nel corpo di santo Francesco. E perseverando io in orazione e in questo priego più oltre che il primo sonno, e' m'apparve santo Francesco con grandissimo lume e sì mi disse: «Figliuolo, di che prieghi tu Iddio?». E io gli dissi: «Padre, priego di cotale cosa». Ed egli a me disse: «Io sono il tuo Padre Francesco: conoscimi tu bene?». «Padre», diss' io, «sì». Allora egli mi mostrò le sacre sante istimate delle mani e de' piedi e del costato e disse: «Egli è venuto tempo che Iddio vuole che si manifesti a gloria sua quello che i frati per addietro non si sono curati di sapere. Sappi che colui che mi apparve non fu Agnolo ma fu Gesù Cristo in ispezie di Serafino; il quale con le sue mani imprimette nel corpo mio queste cinque piaghe siccome egli le ricevette nel corpo suo in sulla croce. E fu in questo modo: che il dì dinanzi alla esaltazione della santa Croce venne a me uno Agnolo e dissemi da parte di Dio ch'io m'apparecchiassi a pazienza e a ricevere ciò che Iddio mi volesse mandare. E io rispuosi ch'io era apparecchiato a ogni cosa che fusse a piacere di Dio. Poi la mattina seguente, cioè la mattina di santa Croce, la quale era quello anno venerdì, all'aurora io usci' della cella in fervore di spirito grandissimo e andai a stare in orazione in questo luogo ove tu se' ora; nel quale luogo io spesse volte orava. E orando io, ecco per l'aire discendea da cielo un giovane crocifisso in forma di Serafino con sei alie, con grande empito: al cui maraviglioso aspetto io m'inginocchiai umilmente e cominciai a contemplare divotamente dello ismisurato amore di Gesù Cristo crocifisso e dello ismisurato dolore della sua passione: e lo aspetto suo generò in me tanta compassione, che a me parea di sentire propriamente nel mio corpo essa passione; e alla presenza sua tutto questo monte risplendeva come sole. E così discendendo venne presso a me e, stando dinanzi a me, mi disse certe parole segrete le quali io non ho ancora rivelate a persona; ma s'appressa il tempo ch'elle si riveleranno. Poi, dopo alcuno ispazio, Cristo si partì e tornò in cielo; e io mi trovai così segnato di coteste piaghe. Va' dunque,» disse santo Francesco, «e queste cose sicuramente di' al tuo Ministro; però che questa è operazione di Dio e non d'uomo». E dette queste parole, santo Francesco sì mi benedisse e ritornossi in cielo con una grande moltitudine di giovani isplendentissimi».
Tutte queste cose il detto frate Matteo disse sé avere vedute e udite non dormendo ma vegghiando. E così giurò corporalmente al detto Ministro a Firenze, nella cella sua, quando egli lo richiese di ciò per obbidienza.
A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco. Amen.



 
 



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